Vi è una grossa differenza tra sopravvivere, vivere ed essere coscienti di vivere: le aziende che navigano in cattive acque tentano di sopravvivere, la maggior parte delle aziende italiane si “lascia vivere”, mentre poche aziende “ illuminate” pianificano e dimostrano di essere coscienti di vivere. 

Il confine tra “sopravvivere” e “lasciarsi vivere” è delimitato dalla fortuna di trovarsi in un mercato più “tranquillo”. Tuttavia, se l’azienda non prende coscienza e non pianifica corre il rischio di ritrovarsi a dover sopravvivere da un giorno all’altro, poiché la concorrenza non lascia scampo. Al contrario, essere coscienti di vivere significa comprendere che si è inseriti in un ambiente dinamico, nel quale basta che una variabile esterna si modifichi perché tutta la vita aziendale possa subire variazioni migliorative o peggiorative. 

 

Brand forti come Coca-Cola e Microsoft, hanno invaso le nostre tavole e i nostri computer, ma la prima non è soltanto il nome di un buon prodotto e la seconda, a detta del popolo di Linux, non sarebbe nemmeno il miglior sistema operativo. La diffusa notorietà di questi prodotti non è che il frutto di un piano di business che menti ingegnose hanno studiato con cura e intelligenza. Posizionamento, strategie, comunicazione, logistica e organizzazione sono solo alcuni aspetti che qualcuno ha messo nero su bianco in un Business Plan.  

Gli aspetti relativi al prodotto costituiscono un elemento, a volte marginale, di un progetto di business. Infatti, quello che trasforma un prodotto anche mediocre in un successo di proporzioni mondiali è la struttura del progetto che l’accompagna e lo sostiene. 

Tale progetto prende il nome di Business Plan, che può essere definito come un documento,  composto da una parte numerica nella quale vengono inserite le proiezioni economiche e finanziarie relative al proprio progetto di investimento e da una parte descrittiva, che riassume contenuti, caratteristiche e aspettative future di un’iniziativa  nella quale si spiega l’intero progetto imprenditoriale ponendone a confronto tutti i punti di forza e di debolezza. 

Oltre a queste funzioni interne, il Business Plan assume anche un’utilità esterna se usato come mezzo di comunicazione nei confronti di investitori interessati a finanziare il progetto imprenditoriale.

 

Alcuni buoni motivi per redigere un Business Plan possono essere la necessità di: 

  • presentare con coerenza e chiarezza la propria idea a una banca per ottenere un finanziamento  (Basilea 2); 
  • dare forma e struttura all’idea imprenditoriale; 
  • formalizzare la pianificazione degli obiettivi; 
  • vendere, acquistare o fondere un’azienda; 
  • lanciare un nuovo prodotto.  

Nella gestione di un’azienda, come una partita a scacchi, non esiste vittoria senza una strategia, poiché l’improvvisazione conduce spesso a un vicolo cieco dal quale è impossibile uscirne. Tuttavia, anche se chi si trova ai vertici di un’azienda è disposto a rischiare, sicuramente non è disposto ad avere sorprese. Disporre di un piano significa avere un paracadute che può esser aperto per tempo in caso di pericolo, garantendo una caduta morbida.